SPECIAL ISSUE N. 178(2)/2027
Introduzione
Il mercato del lavoro italiano, sebbene in linea con molte economie avanzate, presenta caratteristiche specifiche che ne accentuano talune criticità. Tale contesto è caratterizzato da una profonda contraddizione strutturale tra invecchiamento occupazionale e crescente polarizzazione delle disuguaglianze. Nel secondo trimestre del 2025, la quota di occupati over 55 ha raggiunto il 42,1%
(ISTAT, 2025), segnalando un avanzato processo di senilizzazione della forza lavoro. Tuttavia, nello stesso arco temporale, il divario salariale intergenerazionale si è ampliato del 102% rispetto al 1985, con una crescente concentrazione dei giovani under 35 nei decili retributivi inferiori e una maggiore
stabilizzazione delle coorti anziane nelle posizioni apicali (Banca d’Italia, 2024). Inoltre, il 64% della perdita di posizione salariale dei giovani italiani è attribuibile alla peggiore collocazione iniziale nel mercato del lavoro (ibidem): non è l’età in sé a determinare l’esclusione, ma la sequenza cumulativa di
esperienze occupazionali che inizia dal primo contratto atipico. A ciò si aggiunge un gender employment gap ancora pari al 18,7% (EIGE, 2025) e un persistente squilibrio nella divisione del lavoro di cura: il
32,1% delle donne tra i 15 e 64 anni dichiara di non poter lavorare per responsabilità familiari non retribuite, contro il 2,5% degli uomini (Filandri e Struffolino, 2019; ISTAT, 2024; Romens, 2021).
Lungi dal riflettere dinamiche meramente congiunturali, questi dati evidenziano piuttosto i limiti di un approccio all’invecchiamento – con particolare evidenza per ciò che concerne il lavoro e i percorsi di carriera – che fatica a confrontarsi con la complessità della stratificazione demografica e occupazionale
contemporanea.
Nonostante il vivace dibattito sociologico italiano abbia già esplorato molteplici e fondamentali dimensioni del fenomeno emerge, tuttavia, la necessità di ampliare l’analisi della fase tardiva dell’invecchiamento con uno sguardo processuale che sia in grado di ricostruire la genesi e la specificità
delle traiettorie sociali e biografiche della popolazione.
Questa Special Issue si propone, pertanto, di integrare l’analisi dei meccanismi generativi delle disuguaglianze in tarda età – che trasformano precarietà precoci in fragilità tardive – allo sviluppo di metodologie innovative, per cogliere la natura processuale dell’aging e superare approcci meramente cronologici allo studio dell’invecchiamento nel mondo del lavoro.
Stato dell’arte
Il tema dell’invecchiamento al lavoro è stato ampiamente esplorato nella letteratura italiana ed internazionale, attraverso una pluralità di prospettive teoriche ed empiriche che hanno contribuito a mettere in luce alcune dimensioni fondamentali del fenomeno. Tra queste, assumono particolare rilievo gli studi sul work ability (Ilmarinen, 2012), sui paradigmi di age management (Marcaletti, 2012) e sulle
pratiche di Active Ageing (Tesauro, 2012), così come le analisi relative ai sistemi pensionistici (Facchini, 2023), al benessere nella transizione al pensionamento (Piazzoni et al., 2023) e alla gestione dell’agediversity nei contesti organizzativi (Marcaletti e Garavaglia, 2014).
Questo insieme di contributi ha consentito di articolare in modo significativo la comprensione dell’invecchiamento lavorativo, ma apre al contempo ad una serie di interrogativi ancora in parte irrisolti.
In particolare, emerge l’esigenza di superare una lettura centrata prevalentemente sulle fasi tardive della vita lavorativa o su dimensioni specifiche e congiunturali del fenomeno, per interrogare in maniera più sistematica i processi che conducono a tali esiti.
In questa direzione, la prospettiva del corso di vita (life course) si configura come un quadro
interpretativo particolarmente promettente. Essa invita a considerare l’invecchiamento al lavoro non come una condizione statica o anagrafica, ma come un processo socialmente costruito, caratterizzato dall’accumulazione di vantaggi e svantaggi lungo l’intero arco dell’esistenza (Dannefer, 2003; Ferraro
et al., 2009). Tale approccio apre alla possibilità di indagare le traiettorie occupazionali come esiti dinamici dell’interazione tra agency individuale, contesti istituzionali e transizioni biografiche –quali ingresso nel mercato del lavoro, genitorialità, disoccupazione o malattia.
All’interno di questo quadro, un filone crescente di studi si concentra sui meccanismi di cumulative advantage/disadvantage, evidenziando come condizioni iniziali favorevoli – quali contratti stabili, accesso alla formazione e posizioni lavorative qualificate – tendano a generare benefici cumulativi, mentre esperienze di precarietà e discontinuità producano percorsi di esclusione progressiva, con effetti rilevanti su benessere, salute e opportunità di carriera (Crystal et al., 2017; Ferraro et al., 2009).
Al contempo, la letteratura invita a considerare la dimensione relazionale delle traiettorie attraverso il principio dei linked lives, che sottolinea come i percorsi individuali siano intrecciati a quelli familiari e generazionali. In questa prospettiva, evidenze empiriche recenti mostrano come le traiettorie lavorative dei genitori influenzino significativamente quelle dei figli, contribuendo alla riproduzione
intergenerazionale delle disuguaglianze (Brydsten e Kalucza, 2024).
Un ulteriore ambito di riflessione riguarda poi la dimensione di genere dei percorsi lavorativi.
Numerosi studi evidenziano come l’intreccio tra lavoro e famiglia – in particolare attraverso le interruzioni legate ai compiti di cura – contribuisca a produrre traiettorie differenziate, caratterizzate da
maggiore frammentazione occupazionale, minore accumulazione contributiva e maggiore vulnerabilità nelle età avanzate (Madero-Cabib e Fasang, 2016; Fadlon et al., 2020; Schmitz et al., 2023). Tali evidenze sollecitano, pertanto, ulteriori approfondimenti sulle intersezioni tra genere, istituzioni e contesti socioeconomici.
Parallelamente, il dibattito contemporaneo pone crescente attenzione alle trasformazioni del lavoro e alle implicazioni delle cosiddette carriere flessibili. Se da un lato queste sono spesso presentate come opportunità di autonomia, dall’altro diversi contributi sottolineano come, in assenza di adeguati supporti istituzionali, esse possano tradursi in fattori di amplificazione delle disuguaglianze, producendo forme di insicurezza economica e psicologica che si riflettono nelle traiettorie di invecchiamento (Tomlinson et al., 2018).
A ciò si aggiunge il crescente interesse per il legame tra traiettorie lavorative e salute. La letteratura evidenzia come esperienze prolungate di precarietà, disoccupazione involontaria o lavoro usurante siano associate a un aumento del rischio di uscita anticipata dal mercato del lavoro e ad un peggioramento delle condizioni di salute fisica e mentale (Hoven et al., 2020). In questa prospettiva, la precarietà nelle fasi iniziali della carriera emerge come possibile fattore predittivo di fragilità nelle età avanzate, aprendo interrogativi rilevanti per le politiche di prevenzione lungo il corso di vita.
Sul piano metodologico, l’insieme delle evidenze discusse convergono nell’indicare la necessità di adottare strumenti analitici coerenti con la natura longitudinale e processuale del fenomeno.
In questo senso, approcci come la sequence analysis (Gauthier et al., 2010), i modelli di transizione (event history analysis, modelli multi-state) e le tecniche di clustering longitudinale offrono opportunità significative per ricostruire e interpretare le traiettorie occupazionali nel tempo.
Accanto ad approcci squisitamente quantitativi, ritroviamo anche la crescente rilevanza degli approcci mixed-methods, che consentono di integrare la dimensione strutturale delle disuguaglianze con quella soggettiva delle esperienze vissute. L’uso combinato di dati quantitativi e materiali qualitativi – come interviste in profondità, focus group e storie di vita – apre infatti alla possibilità di esplorare in modo più approfondito le modalità attraverso cui gli individui percepiscono, narrano e negoziano le proprie traiettorie, contribuendo a una comprensione più articolata delle dinamiche che legano biografie individuali e processi macro-sociali.
Sulla base delle premesse delineate, la Special Issue intende inserirsi nel dibattito esistente
promuovendo contributi che, a partire da queste prospettive, siano in grado di interrogare in modo critico e innovativo i processi di costruzione sociale dell’invecchiamento al lavoro.
Obiettivi della call e assi tematici
Al fine di riconcettualizzare i processi di invecchiamento relativi al mondo del lavoro quale processo cumulativo e relazionale, analizzando l’intreccio tra traiettorie e transizioni biografiche, trasformazioni
del lavoro, regimi di welfare e culture organizzative, la Special Issue incoraggia contributi teorici ed empirici (qualitativi, quantitativi o mixed-methods) che ricorrano in particolare a prospettive comparate
e/o longitudinali.
A titolo indicativo, i contributi potranno collocarsi entro uno o più dei seguenti assi tematici:
• Meccanismi generativi e turning points: analisi dei processi attraverso cui le traiettorie
lavorative si costruiscono e si differenziano nel tempo, con particolare attenzione ai momenti
critici che trasformano condizioni iniziali in esiti divergenti.
• Intersezionalità e stratificazioni multiple: studio delle disuguaglianze cumulative e delle loro intersezioni (genere, classe, territorio, cittadinanza, background migratorio).
• Culture, soggettività e agency: approcci che esplorano le rappresentazioni sociali
dell’invecchiamento lavorativo e le modalità attraverso cui gli individui interpretano e negoziano le proprie traiettorie di vita.
• Contesti istituzionali e organizzativi: analisi del ruolo dei regimi di welfare, delle relazioni
industriali e delle pratiche organizzative nella produzione o mitigazione delle disuguaglianze
lungo il corso di vita.
• Trasformazioni del lavoro e traiettorie emergenti: impatto di digitalizzazione, lavoro ibrido e nuove forme contrattuali sui processi di accumulazione di rischi ed opportunità.
• Governance e politiche per il corso di vita: riflessioni su policy capaci di superare approcci
anagrafici e accompagnare le traiettorie lavorative lungo tutto l’arco della vita.
• Sfide metodologiche e prospettive comparative: contributi che propongano innovazioni metodologiche (longitudinali, biografiche, mixed-methods) o analisi comparative tra contesti nazionali, coorti e settori.
Modalità di partecipazione
Gli articoli, in italiano o in inglese, potranno essere presentati fino alla data limite del 15 dicembre 2026.
Per presentare la proposta di articolo è necessario seguire la procedura informatica prevista dalla piattaforma Open Journal Systems (OJS) di FrancoAngeli al link:
https://journals.francoangeli.it/index.php/sl/about/submissions.
Le informazioni tecniche utili agli Autori per la submission della proposta attraverso la piattaforma sono sintetizzate in una Guida tecnica consultabile al link:
https://journals.francoangeli.it/public/guide/Guida_autori_FrancoAngeli.pdf.
Gli articoli dovranno avere una lunghezza massima di 8.000 parole e rispettare le norme redazionali della Rivista disponibili al seguente link: https://www.francoangeli.it/riviste/NR/Sl-norme.pdf.
Non saranno presi in considerazione contributi che non rispettino le norme editoriali o che eccedano i limiti dimensionali indicati nella presente Call for papers. Gli articoli, una volta correttamente formattati e presentati attraverso la piattaforma OJS, saranno sottoposti a un processo di double blind
peer review.
Bibliografia
Banca d’Italia (2024). Indagine sui bilanci delle famiglie italiane nell’anno 2022.
https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/indagine-famiglie/bil-fam2022/index.html
Brydsten, A., & Kalucza, S. (2024). Linked lives: intergenerational transmission of labour-market pathways between parent dyads and children. Longitudinal and Life Course Studies, 15(3), 348–370.
https://doi.org/10.1332/17579597Y2024D000000021 Crystal, S., Shea, D. G., & Reyes, A. M. (2017). Cumulative advantage, cumulative disadvantage, and evolving patterns of late-life inequality. The Gerontologist, 57(5), 910–920.
https://doi.org/10.1093/GERONT/GNW056
Dannefer, D. (2003). Cumulative advantage/disadvantage and the life course: Cross-fertilizing age and social science theory. The Journals of Gerontology, 58(6), S327–S337.
https://doi.org/10.1093/GERONB/58.6.S327
EIGE (2025). Gender Equality Index. https://eige.europa.eu/gender-equality-index/2024/country/IT
Facchini, C. (2023). “Active ageing” and changes in the pension system: What impact on individuals and family networks? Autonomie Locali e Servizi Sociali, 46(2), 191–206. https://doi.org/10.1447/108273
Fadlon, I., Plesner, L. F., & Nielsen, T. (2020). Early career setbacks and women’s career-family tradeoff.
National Bureau of Economic Research Working Paper Series, (No. 28245).
https://doi.org/10.3386/W28245
Ferraro, K. F., Shippee, T. P., & Schafer, M. H. (2009). Cumulative inequality theory for research on aging and the life course. In V. L. Bengtson et al. (Eds.), Handbook of theories of aging (2nd ed., pp. 413–433). Springer.
Filandri, M., & Struffolino, E. (2019). Lavoratori o lavoratrici povere? Disuguaglianze di genere nel mercato del lavoro in Europa. Sociologia e Ricerca Sociale, 117, 67–85.
https://doi.org/10.3280/SR2018-117004
Gauthier, J. A., Widmer, E. D., Bucher, P., & Notredame, C. (2010). Multichannel sequence analysis applied to social science data. Sociological Methodology, 40(1), 1–38. https://doi.org/10.1111/J.1467- 9531.2010.01227.X
Hoven, H., Wahrendorf, M., Goldberg, M., Zins, M., & Siegrist, J. (2020). Cumulative disadvantage during employment careers: The link between employment histories and stressful working conditions.
Advances in Life Course Research, 46. https://doi.org/10.1016/j.alcr.2020.100358
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ISTAT (2024). Famiglie e soggetti sociali. https://www.istat.it/informazioni-sulla-rilevazione/famigliae-soggetti-sociali-anno-2024/ISTAT (2025). Il mercato del lavoro – II trimestre 2025. https://www.istat.it/comunicato-stampa/ilmercato-
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Madero-Cabib, I., & Fasang, A. E. (2016). Gendered work–family life courses and financial well-being
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Marcaletti, F. (2012). Paradigmi e approcci nella gestione dell’invecchiamento delle forze di lavoro: un riesame critico. Sociologia del Lavoro, 125, 33–51. https://doi.org/10.3280/SL2012-125002
Marcaletti, F., & Garavaglia, E. (2014). Le età al lavoro: la gestione dell’age-diversity analizzando i processi di invecchiamento nelle organizzazioni. Sociologia del Lavoro, 134, 116–133. https://doi.org/10.3280/SL2014-134007
Piazzoni, C., Bussi, D., & Lucchini, M. (2023). L’impatto dinamico del ritiro dalla forza lavoro sulle componenti di benessere e qualità della vita. Autonomie Locali e Servizi Sociali, 46(2), 227–246. Romens, A. I. (2021). Lavoro da remoto, conciliazione tra tempi di vita e lockdown: per una prospettiva di genere. Sociologia del Lavoro, 160, 224–243. https://doi.org/10.3280/SL2021-160011
Schmitz, W., Naegele, L., Frerichs, F., et al. (2023). Gendered late working life trajectories, family history and welfare regimes: Evidence from SHARELIFE. European Journal of Ageing, 20, 5.
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Tesauro, T. (2012). Invecchiamento attivo come capacità e pratiche da sperimentare e imparare.
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Tomlinson, J., Baird, M., Berg, P., & Cooper, R. (2018). Flexible careers across the life course: Advancing theory, research and practice. Human Relations, 71(1), 4–22.
https://doi.org/10.1177/0018726717733313