Il lavoro esplora le implicazioni socio-spaziali derivanti dall’infrastrutturazione dell’intelligenza artificiale in contesti urbani già interessati da processi di transizione post-industriale e dalle successive logiche di smartness e piattaformizzazione. In particolare, traendo spunto dal concetto di “trappola di Turing”, introdotto da Brynjolfsson (2022) in riferimento ai cambiamenti prodotti dall’intelligenza artificiale in campo economico e sociale, l’attenzione viene posta sui rischi connessi alla diffusione dei processi di automazione nelle città, che tendono a rafforzare asimmetrie spaziali preesistenti e a generare nuove forme di marginalità algoritmica. Attraverso la presentazione di alcune evidenze empiriche, si cerca di dimostrare come l’adozione di modelli di intelligenza artificiale in ambienti urbani possa produrre effetti non pianificati e di esclusione nei confronti di soggetti e territori che non rientrano nei parametri di rilevanza computazionale. Il contributo propone inoltre alcune considerazioni finali sulla necessità di sviluppare un progetto critico di urbanesimo dell’IA capace di problematizzare l’assunto di neutralità tecnologica e di costruire sistemi più inclusivi e spazialmente consapevoli.