Il contributo propone una riflessione teorica sulla decolonizzazione della didattica delle scienze motorie e sportive, mettendo in dialogo prospettiva decoloniale e approccio intersezionale. A partire dalla critica alla presunta neutralità del sapere corporeo, il corpo è interpretato come realtà situata, influenzata da dimensioni culturali, sociali e relazioni di potere che incidono sulle esperienze educative e sulla partecipazione degli studenti.
L’attenzione si concentra sui dispositivi valutativi e sulla relazione educativa, intesi come contesti in cui si costruiscono inclusioni ed esclusioni e si definiscono, spesso implicitamente, i criteri di competenza. In questa prospettiva, la valutazione non è solo uno strumento di rilevazione, ma un processo che orienta il riconoscimento degli apprendimenti e contribuisce a costruire gerarchie tra gli studenti.
Il riferimento all’enattivismo valorizza la dimensione incarnata e relazionale dell’apprendimento, evidenziando il ruolo del corpo nella costruzione dei significati. Ne deriva l’esigenza di ripensare le pratiche didattiche in chiave più inclusiva, valorizzando le differenze e le diverse modalità di apprendimento e partecipazione.