Il presente contributo analizza la necessità di ripensare i processi educativi contemporanei alla luce delle sfide poste dalla decolonizzazione della didattica, dall’intersezionalità e dall’etica della cura. Muovendo dalla critica alla "colonialità del sapere" e al canone eurocentrico, l'articolo esplora come le gerarchie epistemiche consolidate agiscano come dispositivi di esclusione all'interno delle istituzioni formative. Attraverso una riflessione teorica che intreccia pedagogia critica e prospettive post-coloniali, viene proposta una transizione da ontologie nozionistiche a ontologie relazionali, capaci di valorizzare l’interdipendenza e la pluralità. Un focus specifico è dedicato alla decostruzione del "curricolo nascosto" e alla trasformazione delle pratiche valutative standardizzate, spesso veicolo di violenza epistemica, verso modelli ecologici e formativi. L'etica della cura viene qui declinata come postura politica e "infrastruttura di resistenza", essenziale per riconoscere la vulnerabilità come risorsa e per promuovere una giustizia cognitiva e affettiva. In conclusione, il lavoro delinea la figura del docente come facilitatore di processi di "disimparaggio", prefigurando l'aula come un laboratorio di democrazia cognitiva volto alla trasformazione sociale.