SPECIAL ISSUE N. 179(3)/2027
Introduzione
I mutamenti che stanno attraversando il lavoro, soprattutto per quel che riguarda i modelli e i processi organizzativi, i contenuti delle attività, le competenze, le modalità operative, nonché i luoghi e i tempi di lavoro, richiedono uno sguardo ampio, che consenta di studiarlo e analizzarlo nelle sue vecchie e nuove forme, nei processi di ibridazione in corso, impiegando approcci diversi (intra- o trans-disciplinari).
Il cambiamento che ha attraversato il mondo del lavoro ha agito a vari livelli. A livello macro ha interessato le modalità di generazione del valore, proponendo una logica pervasiva e astrattiva in grado di estendersi costantemente; a livello meso ha riguardato i modelli organizzativi e i contenuti del lavoro, evidenziando un ridisegno continuo dei perimetri spazio-temporali dei processi organizzativi e produttivi; a livello micro ha investito fortemente le diverse dimensioni della vita delle persone nel lavoro e diluito progressivamente i confini fra lavoro e vita.
Le tecnologie di ultima generazione stanno dando un ulteriore impulso ai mutamenti nell’organizzazione e nei contenuti del lavoro, mettendo in discussione proprio gli spazi di autonomia decisionale (a livello organizzativo e operativo) e di controllo sul lavoro da parte delle persone.
Stato dell’arte
I processi di globalizzazione, terziarizzazione e digitalizzazione hanno profondamente trasformato i mercati del lavoro nelle economie capitalistiche avanzate, e le professioni non sono rimaste immuni da questi mutamenti di lungo periodo.
Un’ampia letteratura concorda nel ritenere che i professionisti abbiano visto messa in discussione la loro tradizionale posizione di dominio occupazionale (Abbott, 1988; Freidson, 1970) per effetto della crescente burocratizzazione e mercificazione del proprio lavoro (Abbott, 1991; Freidson, 2001). Diversi studi evidenziano come l’aumento dell’impiego di professionisti in grandi organizzazioni e l’espansione dell’economia dei servizi abbiano inciso in modo significativo sulla discrezionalità decisionale e sul controllo che essi esercitano sul contenuto e sulle condizioni del proprio lavoro (Evetts, 2009; 2010; 2013; Faulconbridge e Muzio, 2008; Maestripieri e Bellini, 2024; Noordegraaf, 2015; 2020; Spina e Vicarelli, 2021).
Queste trasformazioni hanno alimentato un’ampia riflessione sociologica sulle rappresentazioni del lavoro (Giullari e Ruffino, 2013), sul significato, sul ruolo e sui contenuti del professionalismo (Maestripieri e Bellini, 2024), oltre ad aver sollecitato l’aggiornamento delle classificazioni statistiche ufficiali (Eurofound, 2017; Eurostat, 2018a; 2018b; ILO, 2018a; 2018b; 2018c; ISTAT, 2024). Tuttavia, nell’analizzare la ristrutturazione della professionalità attorno ai principi della competizione e della gerarchia (Freidson, 2001), la sociologia delle professioni ha impiegato un approccio meno attento alla qualità del lavoro in termini multidimensionali.
Riprendendo l’osservazione di Eliot Freidson secondo cui «il concetto di professione tende a impedire di vedere coloro che portano tale etichetta come lavoratori» (Freidson, 2001, p.13), Bataille et al. (2024) suggerisce che il limitato interesse di ricerca per le condizioni formali e materiali del lavoro professionale «può essere dovuto al fatto che esse rappresentano aspetti di lavori “ordinari”, mentre la tradizione della sociologia delle professioni si è concentrata principalmente sulle occupazioni d’élite» (Bataille et al., p.40 ed. orig.). In altri termini, concentrandosi storicamente su occupazioni ad alto status, gli studi di sociologia delle professioni hanno privilegiato l’analisi degli aspetti intrinseci del lavoro professionale – come l’autonomia e il controllo – trascurando, o dando per scontata, la qualità degli aspetti estrinseci come la retribuzione, l’articolazione tra vita e lavoro, gli orari, la sicurezza occupazionale e altre dimensioni materiali.
D’altra parte, gli studi sulla qualità del lavoro si sono concentrati spesso su occupazioni ‘ordinarie’, a contenuto professionale non elevato – ad esempio, i lavoratori dell’ospitalità (Knox et al., 2015), i cuochi in catene di ristoranti (Belardi et al., 2021), i macchinisti (Kalleberg e Vaisey, 2005), i lavoratori stagionali del turismo (Guidetti et al., 2020), gli assistenti scolastici (Warhurst et al., 2009) gli impiegati del settore pubblico (Sauer et al., 2022) –, oppure su campioni di occupati (vedi le European Working Conditions Surveys di Eurofound e l’indagine Qualità del Lavoro di INAPP), focalizzandosi sulle condizioni di lavoro dipendente e autonomo (Canal et al., 2023; Carrieri e Damiano, 2020; Della Ratta, 2024) e interessandosi meno agli specifici mutamenti della qualità del lavoro professionale.
Tale lacuna risulta particolarmente evidente nel caso delle professioni tradizionali e consolidate che, pur avendo goduto di alto status occupazionale, oggi si trovano a dover ridefinire il proprio ruolo e doversi adattare a una condizione di lavoro che presenta aspetti problematici dal punto di vista organizzativo, del contenuto delle attività e del riconoscimento sociale. Si pensi, per fare alcuni esempi, a figure quali infermieri, medici, architetti, avvocati, e ingegneri.
Questi mutamenti in atto nel mondo del lavoro sollevano interessanti interrogativi di ricerca non solo a proposito delle professioni tradizionali, ma anche per quel che attiene le professioni emergenti, di nuova generazione, legate non di rado agli sviluppi delle tecnologie (INAPP, 2024). Un ambito di interesse sociologico che interseca quello che storicamente ha osservato i processi di de-professionalizzazione e proletarizzazione delle professioni (Haug, 1972; 1975; Oppenheimer, 1972; Wilensky, 1964).
In questa sede, la qualità del lavoro è intesa in un’ottica multidimensionale, così come delineata nella tradizione sociologica italiana a partire dai lavori di Michele La Rosa (1983a; 1983b; 2004) e Luciano Gallino (1976; 1978; 1983), nel contributo di vari soggetti istituzionali (Eurofound, ETUI, ILO, ISFOL/INAPP, ecc.), e in varie occasioni in cui è stata impiegata a livello concettuale ed empirico (Canal et al., 2023; Canal e Gosetti, 2023; Gosetti, 2022; ISFOL 2013; Warhurst et al., 2025).
Obiettivi della call e assi tematici
Muovendo da queste considerazioni, la call intende raccogliere contributi che aiutino a comprendere i mutamenti in atto nel lavoro professionale, con un’attenzione specifica agli aspetti di qualità del lavoro e della vita lavorativa. Inoltre, intende anche mettere a fuoco il rapporto tra sociologia del lavoro e sociologia delle professioni, attraverso l’esplorazione congiunta della qualità del lavoro nelle professioni. A titolo esemplificativo e non esaustivo, si possono indicare alcuni assi tematici entro i quali si cerca di raccogliere i contributi.
1. Il lavoro professionale: organizzazione e contenuti del lavoro
Una prima area di interesse è quella relativa ai processi di mutamento in atto del lavoro professionale, da diversi punti di vista, con particolare riferimento agli aspetti organizzativi e di contenuto del lavoro.
2. Lavoro professionale e cultura del lavoro
Una seconda area guarda agli aspetti di senso e significato attribuiti al lavoro professionale e che i professionisti stessi attribuiscono al loro lavoro, quindi mira a raccogliere contributi che riguardano la dimensione della cultura del lavoro.
3. Lavoro professionale e qualità del lavoro
Una terza area riguarda i contributi che riflettono specificatamente sulla qualità del lavoro e della vita lavorativa dei professionisti, dal punto di vista teorico e/o empirico, considerando le diverse dimensioni implicate.
4. Lavoro professionale e sistemi di produzione
Una quarta area di contributi, strettamente legata alle precedenti, intende raccogliere contributi che riflettano sul rapporto fra qualità del lavoro riferita alle professioni e i più ampi mutamenti nella natura e nel ruolo di queste ultime nelle economie capitalistiche avanzate.
5. Le scelte metodologiche
Una quinta area di interesse riguarda gli approcci allo studio delle professioni, nelle diverse prospettive analitiche che trovano declinazione operativa in scelte metodologiche, attente alla comprensione di aspetti tradizionali ed emergenti nel mondo delle professioni.
Modalità di partecipazione
Gli articoli, in italiano o in inglese, potranno essere presentati fino alla data limite del 15 aprile 2027.
Per presentare la proposta di articolo è necessario seguire la procedura informatica prevista dalla piattaforma Open Journal Systems (OJS) di FrancoAngeli al link:
https://journals.francoangeli.it/index.php/sl/about/submissions.
Le informazioni tecniche utili agli Autori per la submission della proposta attraverso la piattaforma sono sintetizzate in una Guida tecnica consultabile al link:
https://journals.francoangeli.it/public/guide/Guida_autori_FrancoAngeli.pdf.
Gli articoli dovranno avere una lunghezza massima di 8.000 parole e rispettare le norme redazionali della Rivista disponibili al seguente link:
https://www.francoangeli.it/riviste/NR/Sl-norme.pdf.
Non saranno presi in considerazione contributi che non rispettino le norme editoriali o che eccedano i limiti dimensionali indicati nella presente Call for papers. Gli articoli, una volta correttamente formattati e presentati attraverso la piattaforma OJS, saranno sottoposti a un processo di double blind peer review.
Bibliografia
Abbott, A. (1988). The System of Professions. An Essay on the Division of Expert Labor. The University of Chicago Press.
Abbott, A. (1991). The future of occupations: occupations and expertise in the age of organizations. Research in the Sociology of Organizations, 8, 17-42.
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Belardi, S., Knox, A., and Wright, C.F. (2021). Too hot to handle? An analysis of chefs’ job quality in Australian restaurants. Journal of Industrial Relations, 63(1), 3-26.
Canal, T., Gosetti, G. (2023). Il lavoro e le sue qualità. Riflessioni a partire da percorsi di analisi. Economia e Società Regionale, 41(2), 97-112.
Canal, T., Gualtieri, V., and Luppi, M. (2023). Le determinanti di un buon lavoro durante l'emergenza sanitaria. INAPP Working Paper No. 97, INAPP, Roma.
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