Il contributo indaga le geografie affettive del parco delle Cascine di Firenze tramite una sperimentazione metodologica, opponendosi alla stigmatizzazione discorsiva che appiattisce l’immagine pubblica del parco su narrazioni connesse all’insicurezza. Attraverso la vis-à-vis – un dispositivo artistico-geografico per l’ascolto e il disegno – la ricerca ha generato una ‘micro-atmosfera’ intima, attuando una sperimentazione geografica utile a far emergere prospettive soggettive e situate sul parco. La sperimentazione rivela un presente molteplice che sfida lo stigma sulle Cascine: se la sicurezza emerge come istanza di cura e gestione, la connessione con la natura svela il valore del parco per la vita urbana, colto nella sua dimensione più-che-umana quotidiana e ordinaria. I risultati dimostrano come la vis-à-vis, in quanto apparato metodologico performativo, riesca a scardinare le rappresentazioni top-down, facendo emergere pratiche, percezioni e memorie situate e soggettive che restituiscono alle Cascine la loro natura di spazio pubblico vitale e libero.