Il contributo ripercorre le tappe principali della pianificazione alla francese (aménagement du territoire) alle prese con l’impegno di perseguire omogenee condizioni di accesso a beni e servizi sul territorio nazionale e con i nuovi obblighi in materia di ambiente e biodiversità. Qui la cultura dell’atto amministrativo (la pianificazione di tipo top-down, intesa come legge) si confronta dialetticamente con un modello di cultura del diritto di stampo anglosassone, basato sul contratto come forma vincolante di accordo tra soggetti pubblici.
Questi aspetti vengono indagati con riferimento alle formazioni intercomunali (EPCI), le più pertinenti per affrontare le tematiche dello sviluppo sostenibile in forma coerente e integrata.
L’intercomunalità costituisce un tratto caratteristico dello aménagement à la française in risposta alla frammentazione amministrativa ereditata dalle ripartizioni municipali delineate sulle preesistenti circoscrizioni parrocchiali all’indomani della Rivoluzione francese. Nell’ambito della vasta casistica di projet de territoire, gli Schéma de cohérence territoriale (SCoT) predisposti dagli EPCI, contenenti orientamenti e obiettivi giuridicamente vincolanti per gli strumenti di scala inferiore, coordinano e armonizzano diverse politiche di settore e incorporano le infrastrutture verdi con funzione di contrasto al cambiamento climatico e alla perdita di biodiversità.
Nonostante l’efficienza degli apparati amministrativi e l’attivismo di corpi intermedi essenziali al conseguimento di obiettivi così ambiziosi, l’attuale congiuntura economica e le dinamiche di conflitto pongono alla prova questo modello di welfare investendo direttamente gli statuti della convivenza e della cittadinanza.