Il contributo discute cosa significa ‘abitare’ dalla prospettiva di chi fa lavoro sessuale. L’obiettivo è duplice: da un lato si vuole ricollocare il discorso sulla prostituzione, ampliando gli spazi attraverso cui esso viene letto. Dall’altro adottando il sex work come prisma si vogliono mettere in discussione i presupposti escludenti insiti nel sistema abitativo, evidenziando come la casa sia un luogo centrale per la manifestazione e la riproduzione dello stigma.