Negli ultimi anni il paradigma della recovery ha progressivamente modificato l’approccio ai disturbi da uso di sostanze, orientando gli interventi non soltanto alla riduzione o alla cessazione del consumo, ma anche alla promozione dell’autonomia, dell’autoefficacia e della qualità di vita.
In questo contesto gli interventi psicoeducativi di gruppo rappresentano uno strumento potenzialmente utile per sostenere l’acquisizione di competenze di autogestione, incrementare la consapevolezza della dipendenza e favorire la costruzione di un progetto di vita significativo.
Il lavoro descrive la progettazione, la fattibilità e gli esiti preliminari di un intervento psicoeducativo orientato alla recovery personale realizzato presso il Servizio per le Dipendenze di Gazzaniga (BG).
È stato condotto uno studio pilota osservazionale con valutazione pre-post su quattro giovani adulti (età 20-25 anni) in carico presso il Servizio per le Dipendenze di Gazzaniga, tre con disturbo da uso di sostanze illegali e uno con disturbo da uso di alcol.
L’intervento, condotto da un educatore professionale e da un medico del Servizio, si è articolato in otto incontri settimanali della durata di 90 minuti.
Il percorso ha affrontato i temi della recovery personale, della definizione degli obiettivi individuali, del modello stress-vulnerabilità, degli effetti dell’uso di sostanze, della prevenzione delle ricadute e della promozione di stili di vita salutari, alternando momenti psicoeducativi, esercitazioni individuali e discussione di gruppo.
Gli esiti sono stati valutati mediante un questionario autosomministrato prima e al termine dell’intervento.
Tutti i partecipanti hanno completato il percorso.
L’analisi descrittiva evidenzia un miglioramento nella percezione dei progressi verso gli obiettivi personali, nelle conoscenze relative alla dipendenza e alle strategie di coping, nel coinvolgimento della rete familiare e sociale, nella capacità percepita di prevenire le ricadute e nella gestione quotidiana della dipendenza.
Si osserva inoltre una riduzione dell’impatto soggettivo del craving e dei sintomi sul funzionamento quotidiano, mentre risultano sostanzialmente stabili gli indicatori relativi ai ruoli sociali strutturati.
L’intervento si è dimostrato realizzabile e ben accettato dai partecipanti.
Sebbene le dimensioni ridotte del campione e l’assenza di un gruppo di controllo non consentano di trarre conclusioni sull’efficacia, i risultati preliminari suggeriscono che un percorso psicoeducativo orientato alla recovery possa rappresentare un utile complemento ai trattamenti individuali nei Servizi per le Dipendenze.
Studi futuri con campioni più ampi e follow-up longitudinali saranno necessari per confermare tali osservazioni.