L’autrice propone, a partire dalla visione del documentario Il Cerchio di Sophie Chiarello, una riflessione sul dispositivo del “cerchio” mettendolo in dialogo con alcune associazioni teoriche. I protagonisti del film sono un gruppo di bambini di una scuola primaria dell’Esquilino, quartiere a vocazione multiculturale; questo gruppo, pur inserito in un contesto educativo e privo di finalità terapeutiche, viene considerato come uno spazio relazionale capace di attivare processi di simbolizza-zione, trasformazione emotiva e costruzione di pensiero condiviso. I concetti teorici cui si fa riferimento sono la matrice gruppale di Foulkes, lo spazio transizionale di Winnicott e l’apparato pluripsichico di Kaës. La continuità del dispositivo nel tempo favorisce la costruzione di una memoria gruppale e la capacità di gestire i conflitti. Il gruppo-classe appare così come un organismo comunicativo capace di un “sapere” relazionale che sostiene la crescita individuale attraverso il legame.