L’articolo analizza il pensiero di Federico García Lorca attraverso la conferenza Gioco e teoria del duende, ponendo in dialogo la poetica lorchiana con la psicoanalisi, in particolare con il pensiero di Enrique Pichon-Rivière, fondatore della psicoanalisi operativa. Il duende, forza oscura e ineffabile che emerge dalle viscere e dalla tensione tra vita e morte, si configura come principio estetico e antropologico, radicato nel corpo e nell’inconscio, capace di generare creazione artistica. L’autrice evidenzia analogie tra il duende e concetti psicoanalitici quali emergente e perturbante, sottolineando il ruolo dell’artista come portatore dell’inconscio collettivo e agente di trasformazione. Il testo ripercorre la biografia di Lorca, la sua militanza culturale con la Barraca, i viaggi in America, la complessità simbolica della sua opera (luna, cavallo, toro, colori) e il sincretismo culturale che la caratterizza. Il duende, come l’ineffabile in psicoanalisi, sfugge alla logica e si manifesta nella lotta interiore, nell’apertura all’alterità e nella capacità di nominare ciò che non ha ancora nome. Ne deriva una riflessione sul nesso tra parola poetica e processo analitico: entrambi orientati a trasformare l’esperienza in senso creativo,