Il testo esplora la necessità di una rifondazione della psicoanalisi come disciplina critica e situata, capace di rispondere alle sfide drammatiche dell’Antropocene. Partendo dall’intuizione di Sándor Ferenczi sul respiro come atto simultaneamente fisico e psichico, il testo analizza come la tossicità ambientale si traduca in una tossicità del legame e in un attacco alla capacità di pensare. Ispirandosi alle esperienze di resistenza e oniricopolitica nate in America Latina, esso descrive lo sviluppo e l’applicazione di un modello di psicoanalisi di comunità transdisciplinare nell’AOU di Alessandria. Vengono presentati due dispositivi metodologici innovativi (Dream Box e Mandala di Sale) che utilizzano il sogno e l’arte come strumenti di cura sociale. In conclusione, il testo sostiene che la cura del XXI secolo debba passare per una “Clinica Estetica” volta a riattivare la funzione di sognare e respirare della collettività, trasformando il males-sere sociale in una pratica di resistenza e speranza, dove la salute individuale è indissolubile dalla salute dell’ambiente e delle istituzioni.