L’articolo ricostruisce le complesse stratificazioni urbane dell’isolato romano di Trinità dei Pellegrini, dall’età antica fino all’età moderna, approfondendo in particolare il linguaggio architettonico degli interventi realizzati nel secondo Novecento da Marcello Piacentini e da Emanuele e Gianfranco Caniggia. Attraverso una profonda analisi condotta negli archivi di Roma, vengono ripercorse le vicende politiche ed economiche che portarono alla demolizione e alla successiva ricostruzione dell’antico tessuto urbano. Una specifica attenzione è dedicata alla storia dell’edificio legato alla stanza in cui morì, nel 1849, Goffredo Mameli, ferito nella battaglia del Vascello durante la difesa della Repubblica Romana. La storia dell’isolato è tuttavia assai più antica: sorto su un’insula di epoca imperiale, si sviluppò senza soluzione di continuità dal Medioevo al Rinascimento, consolidandosi in età barocca con l’edificazione dell’Ospizio dei Convalescenti e Pellegrini, costruito accanto alla chiesa della Trinità dei Pellegrini. Passato al Regno d’Italia nel 1870, il complesso subì un progressivo abbandono. In epoca fascista fu ceduto alla SCI di Romolo Vaselli, che ottenne il permesso di demolire e ricostruire gran parte dell’isolato con la sola eccezione della chiesa e del primo piano del Refettorio Piccolo. Nel dopoguerra, Marcello Piacentini progettò una nuova sistemazione dell’isolato, tuttavia furono realizzati solo due dei suoi edifici, mentre un terzo venne completato da Angelo Di Castro. Successivamente, i terreni furono acquistati dalla famiglia Angeletti, che incaricò Emanuele e Gianfranco Caniggia di completare l’intervento. Dopo numerose varianti progettuali, caratterizzate da differenti scelte linguistiche, essi riuscirono a ottenere l’approvazione comunale e a portare a termine i lavori. L’isolato di Trinità dei Pellegrini appare dunque oggi come un unicum nel cuore di Roma, un frammento di città in cui si sono alternate, senza soluzioni di continuità, eterogenee sperimentazioni linguistico-architettoniche.