Questo articolo propone un innovativo quadro metodologico per identificare pratiche e spazi commerciali nelle città delle prima età moderna, basandosi su fonti portoghesi dal XIV al XVI secolo, in cui la designazione esplicita di “mercato” è spesso assente. A partire dal concetto di “mercato invisibile”, la ricerca si allontana dalla ricerca di etichette formali per concentrarsi invece sull’identificazione di indicatori funzionali del commercio urbano attraverso tre livelli interdipendenti: il vocabolario tecnico-architettonico portici (alpendre), archi (arco), aria (ar) ten (tenda) botteghe (botica), l’organizzazione spaziale (localizzazione, connettività, morfologia) e la regolamentazione (forais, decreti reali, statuti municipali, contratti di locazione, atti del consiglio cittadino). Il metodo, sistematizzato in tabelle e replicabile, è articolato in tre fasi: indagine lessicale, lettura contestuale e incrocio spazio-normativo. Questo approccio sostiene l’ipotesi che il commercio urbano fosse funzionalmente e giuridicamente integrato nel tessuto urbano, anche in assenza di una designazione formale come “mercato”. L’articolo si basa su un’ampia documentazione d’archivio, integrata da fonti visive, e discute i limiti, il potenziale comparativo e l’applicabilità del quadro metodologico nei contesti iberici e iberoamericani. La metodologia proposta offre così una nuova via per tracciare il commercio nella città e comprenderne il ruolo nella trasformazione urbana, costituendo un contributo originale all’interpretazione della formazione urbana attraverso i suoi spazi e le sue architetture commerciali.