L’articolo analizza un caso di studio particolare e poco approfondito nella storiografia dedicata all’industria pubblica nell’Italia meridionale promossa dalla legge n. 634 del 1957. L’Agglomerato industriale di Gioia Tauro-Rosarno rappresenta un caso interessante di «industrializzazione senza industria», in cui varie fasi di pianificazione territoriale e programmazione economica, susseguitesi tra gli anni ’60 e ’80, hanno modellato una pianura alluvionale in un’area perimetrale caratterizzata da spazi vuoti e destinazioni d’uso incerte. Il fallimento dell’industria siderurgica e la mancata realizzazione di una centrale a carbone sono stati accompagnati dalla costruzione effettiva di un grande porto, che è stato infine utilizzato dagli anni ‘90 per il transhipment dei container. Sullo sfondo, un contesto di forti tensioni tra istituzioni statali, imprese pubbliche, partiti politici e comunità locali, che ha caratterizzato il passaggio dalle fasi finali del keynesismo fordista al progressivo smantellamento dell’industria pubblica e dei pro grammi di industrializzazione dell’Italia meridionale legati alla Cassa per il Mezzogiorno.