L’autrice propone una riflessione sull’incontro analitico con bambini traumatizzati, integrando teoria junghiana, psicoanalisi relazionale e neuroscienze. Il lavoro illustra come la relazione terapeutica, quando fondata su empatia, contenimento e rispecchiamento, possa favorire processi di integrazione psichica e simbolizzazione dell’esperienza traumatica. Il racconto chassidico de Il Principe Tacchino diventa metafora del percorso analitico: scendere “sotto il tavolo” insieme al paziente significa riconoscere e condividere il suo mondo emotivo, offrendo un contatto trasformativo tra la parte istintuale e quella umana. Nel caso clinico di Gabriele, bambino vittima di abbandono e violenza, l’autrice mostra come l’analista, accettando di essere coinvolta nella dinamica transferale e controtransferale, possa trasformare l’enactment in spazio di pensabilità e crescita. La cura emerge come relazione intersoggettiva viva, in cui la possibilità di restare nella crisi consente il passaggio dalla frammentazione alla coesione del Sé.
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