Il contributo propone una riflessione sull’intreccio tra psicoanalisi e musica rock a partire dal commento al volume di Vittorio Gonella. L’autore sviluppa una lettura che si discosta da un uso riduttivo della psicoanalisi come strumento interpretativo dell’opera artistica, privilegiando invece un approccio esperienziale e relazionale. La musica viene intesa come spazio di sintonizzazione emotiva, riconoscimento e condivisione, capace di attivare processi trasformativi analoghi a quelli che avvengono nella relazione analitica. Attraverso il dialogo con figure emblematiche della scena rock e con alcuni riferimenti psicoanalitici (in particolare Winnicott ed Erikson), il testo delinea una prospettiva evolutiva che attraversa le diverse fasi della vita, dal riconoscimento originario nelle relazioni precoci fino all’elaborazione del lutto e alla possibilità di rinascita. La musica emerge come dispositivo simbolico e affettivo che consente di entrare in contatto con il trauma, di sostenerne l’esperienza e di trasformarlo. Il contributo evidenzia come l’incontro tra psicoanalisi e rock non sia un esercizio teorico, ma un’esperienza estetica e relazionale che permette di pensare la cura come processo integrato tra emozione, narrazione e relazione.