Nel documentario The Living City (1952), i vecchi quartieri delle città statunitensi sono ritratti in uno stato di degrado talmente profondo da convincere qualsiasi spettatore dell’assoluta necessità di demolirli: il tessuto edilizio appare fatiscente e i residenti sono costituiti prevalentemente da comunità indigenti di afroamericani e immigrati. Intorno alla metà del Novecento, il dibattito pubblico americano è infatti catalizzato dal tema della rigenerazione delle inner cities, dando vita al complesso fenomeno dello urban renewal che si traduce in sostituzioni estensive del costruito storico. In aggiunta alle tradizionali fonti testuali, una vasta gamma di materiale audiovisivo consente di riflettere sulla contraddittorietà delle operazioni riconducibili a questa nota fase della storia urbana statunitense. A interviste e filmati prodotti dai medesimi promotori degli interventi, finalizzati a legittimare la retorica del progresso a discapito del patrimonio urbano, si oppongono progetti multimediali indipendenti e più recenti iniziative documentarie che registrano invece l’espulsione della popolazione dai comparti assoggettati alle demolizioni. Il contributo intende pertanto proporre una lettura critica delle narrazioni mediatiche dello urban renewal sfruttando il potenziale interpretativo di tali fonti eterogenee, tra le quali emerge l’ampio repertorio audiovisivo relativo ai programmi speculativo-trasformativi diretti da Robert Moses per New York City.