Il contributo ricostruisce le origini della scolarizzazione delle classi popolari tra Settecento e Ottocento nei paesi dell’Europa cattolica, mettendone in luce il rapporto strutturale con il processo di secolarizzazione dello Stato e con la crisi dell’egemonia educativa della Compagnia di Gesù dopo le espulsioni della seconda metà del XVIII secolo. Attraverso l’analisi delle esperienze lombarda e napoletana, e in particolare delle missioni pedagogiche a Rovereto di Francesco Soave, Alessandro Gentile e Ludovico Vuoli, il saggio mostra come il cosiddetto «metodo normale» si sviluppi nel quadro della costruzione dello Stato moderno e della sua esigenza di formare sudditi disciplinati e linguisticamente uniformi. L’alfabetizzazione popolare viene così interpretata non soltanto come progresso pedagogico, ma come strumento politico di riorganizzazione delle classi subalterne, di trasformazione delle forme tradizionali dell’obbedienza e di progressiva separazione degli individui dal loro ambiente linguistico e culturale originario. Particolare attenzione è dedicata al tema dell’educazione linguistica, alla lotta contro il dialetto e al ruolo della scuola nella costruzione di una nuova identità civile e nazionale.