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Saggi

V. 158 N. 3 (2025): Rendiconti. Classe di Scienze morali

Libero Lenti: testimone e interprete di un lungo periodo della vita economica italiana

  • Giovanni Mottola
DOI
https://doi.org/10.3280/rndoa2025oa22291
Inviata
24 marzo 2026
Pubblicato
28-05-2026

Abstract

Per attitudine e per metodo docenti universitari e giornalisti costituiscono due categorie molto diverse. Libero Lenti, che appartenne indubbiamente alla prima, ma fu molto attivo anche nella seconda, seppe abbattere i confini tra le due. Non ebbe mai in mente di dedicarsi davvero al giornalismo, pur considerandolo una palestra idonea a preparare qualsiasi futura attività, soprattutto in campo politico o economico. Vi entrò per caso, perché in esso vide un rifugio, nel quale radunarsi con amici portatori di identiche idee non allineate e dal quale diffondere queste idee al più ampio pubblico possibile. I suoi vent’anni coincisero con gli inizi del regime fascista e degli economisti asserviti al potere. Lenti e i suoi amici, Roberto Tremelloni e Ferdinando di Fenizio in testa, tutti sotto l’egida del loro maestro Luigi Einaudi, iniziarono a smarcarsi pubblicando un quindicinale dal titolo «Borsa», chiuso dopo nemmeno due anni. Fu solo l’inizio di un’avventura che culminò, finita la guerra, con la fondazione del quotidiano «24 Ore», poi confluito nell’attuale «Sole 24 Ore». L’intento era sempre il medesimo: far uscire la conoscenza dell’economia da un circolo ristretto e contribuire liberamente al dibattito pubblico del Paese. A fianco di questo giornalismo “corsaro” della sua giovinezza, Lenti fu poi chiamato per la sua autorevolezza a svolgerne anche uno più “istituzionale” sulle colonne del «Corriere della Sera», al quale collaborò pubblicando oltre mille editoriali tra il 1946 e il 1972, fino a quando il quotidiano milanese decise di modificare, non senza aspre polemiche, la propria linea editoriale. Si concluse così il ruolo di Lenti nel mondo della stampa. Per tanti anni aveva saputo spiegare una materia ostica come l’economia anche a una platea di lettori ignara delle più elementari nozioni. Il rammarico espressogli con lettere private da molti di loro per l’interruzione di quel filo diretto dimostra una cosa: se anche non aveva mai avuto l’ambizione di essere un giornalista a tutti gli effetti, lo era ormai diventato di fatto, per meriti acquisiti sul campo. 

Riferimenti bibliografici

  1. La fonte primaria per la ricostruzione degli avvenimenti riportati nel testo è lo stesso Libero Lenti, sia attraverso la sua autobiografia, sia attraverso le sue carte personali, comprensive di lettere, copie di discorsi pubblici e documenti vari: Lenti L. (1983). Le radici nel tempo. Milano: FrancoAngeli.
  2. Meritano inoltre di essere segnalati come fondamentali: l’Archivio personale Roberto Tremelloni, custodito presso il Centro Italiano di Ricerche e d’Informazione nell’Economia (CIRIEC), la Cartella personale di Libero Lenti, presso la Fondazione Corriere della Sera e i seguenti testi:
  3. Bairati P. e Carrubba S. (1990). La trasparenza difficile. Storia di due giornali economici: “Il Sole” e “24 Ore”. Palermo: Sellerio.
  4. Granata M. (2010). Roberto Tremelloni. Riformismo e sviluppo economico. Soveria Mannelli: Rubbettino.
  5. Ricossa S. (1995). Come si manda in rovina un Paese. Cinquant’anni di malaeconomia. Milano: Rizzoli.
  6. Romani M.A., a cura di (2012). Luigi Einaudi e il Corriere della Sera 1894-1925, Milano: Fondazione Corriere della Sera.
  7. Tremelloni R. (2012). Un progresso possibile. Scritti e discorsi (1945-1973), a cura di Granata M. Milano: Biblion.